giovedì 19 settembre 2013

E' IL CAPPOTTO CHE MI PORTA (2002-2011)

Presentata durante mostra collettiva“Per non morire/esperienza” Brescia - 2011

tela, stoffa, legno, foglie

Questo lavoro ha due date molto lontane tra loro. Nasce nel 2002 attraverso un gesto molto semplice: "Appoggiare il mio cappotto" 
Si può fermare il tempo?
Formalmente ha la sua conclusione 9 anni dopo nel 2011.











"... Con il suo cappotto - quasi da campagna militare, un po' corazza un pò orsacchiotto, amato come si amano i compagni d'armi, usato, strappato, cucito e ricucito, impregnato di ogni insegnamento o lezione la vita le abbia impartito e lei Franci abbia accolto, e dunque, in qualche modo, un condensato di sé,  investito, lui, di un potere apotropaico - nei luoghi aviti delle radici  familiari materne, su in montagna in alta ValCamonica: dentro le vecchie case, con i loro arredi elementari e saturi di vissuto e le architetture nude ma nette ed esemplari, fuori nei prati e sui pendii stillanti di verde e disseminati di pietre come quelle delle case così che le case sembrano pietre e viceversa,  dove le acque  scorrono sotto ponti di legno. L'interno del FUORI, luoghi che appartengono al mondo esterno - è possibile fotografarli - ma che sono carichi di significati interiori che li trasfigurano. "E' il cappotto che mi porta" è il nuovo lavoro di Franci ma lavoro di lontana origine e di lenta elaborazione, visto le date  2002-2011. Solo uscendo dal bosco questo lavoro poteva vedere la luce, solo la saggezza e la comprensione accumulate stando nel bosco, a contatto con sè, potevano guidare Franci in questo percorso di ricapitolazione e recupero del proprio retaggio ancestrale: le eredità ci arricchiscono è vero, materialmente e psichicamente,  ma a volte pesano e incatenano, accettando l'eredità accettiamo anche di farci carico di quel che di irrisolto giace nella storia familiare.
Testo di Alessandra De Medici

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