lunedì 11 giugno 2018

PARA LLEVAR#1 - PARA LLEVAR#2


Tecnica: carta, graffite


La tecnica del frottage permette un ricalco fedelissimo di tutte le superfici. Per 120 mq sono stati ricalcati mobili, pavimenti, porte, finestre, pareti..
In due anni tutto quello che era possibile “portare via” è stato preso. Un omaggio a mia nonna, e al suo allontanarsi lentamente.
Ogni superficie della sua casa diventa un disegno che appare magicamente sui foglio strofinati a graffite, non sono io che disegno, è la casa che lo fa.

Ne escono pile di risme delicatamente rilegate.
Prima che se ne vada del tutto, avrò preso ogni cosa.

giugno 2018 




















giovedì 4 agosto 2016

BEING

La serie di oggetti in legno sono stati realizzati con il tornio, strumento che non avevo mai utilizzato.
In maniera molto casuale ho scelto il legno da utilizzare, stravolgendo le regole classiche per la realizzazione di manufatti di questo tipo. Nascono così oggetti non prevedibili.
Il materiale di partenza è fondamentale per la "buona" riuscita di oggetti utilizzabili ma volevo percorrere traiettorie non prestabilite.
Per ottenere manufatti funzionali ci sono regole da rispettare, a partire dalla vena e dalla qualità del materiale. Non tutti i tipi di legni sono adatti a queste lavorazioni, ci sono legni pregiati e legni detti "da ardere".
Partendo da questo presupposto, ciò che è utile e di ciò che è inutile, ho realizzato questa serie di 12 oggetti da cucina (piatti, scodelle e bicchieri) che per alcuni aspetti sono completamente inutili, perchè non finiti o realizzati con legni poco adatti a questo tipo di lavorazioni e che quindi si sono crepati. Nel dare spazio alla loro inutilità prendono forma una serie di "Esseri" che per le loro caratteristiche non sono degni di stare da nessuna parte, ma trattate come relique prendeno spazio all'interno di queste vecchie nicchie.
Un piccolo guardaroba delle bambole è appoggita per terra e la sua immagine precisa e delicata si contrappone alla crudezza del muro con le scodelle.

luglio 2016


Legno di acero, olmo, pino, cirmolo, larice, abete, betulla

ph: Emiliano Milanesi, Luisa Littarru
 














martedì 2 agosto 2016

POICHE' SI VEDE COME CANTO

Legno di larice, legno di noce, incisione a laser


La collettività intesa come vicinanza è un tema cardine della mia ricerca. In un’epoca come la nostra il quotidiano riveste un ruolo fondamentale, inteso non come nascondiglio ma come punto di vista per osservare le cose e le persone, solo in questo ambito si può parlare di verità, spontaneità, purezza, semplicità. Per me questa è natura. Intesa come natura umana.
Soffermandosi sul significa di NATURA: insieme di tutti gli esseri viventi, animali e vegetali considerati nella loro forma complessiva, nella totalità cioè dei fenomeni e delle forze che in esso si manifestano; e UMANO: essere cosciente e responsabile dei propri atti, capace di distaccarsi dal mondo organico oggettivandolo e servendosene per i propri fini, e come tale soggetto di atti non immediatamente riducibili alle leggi che regolano il restante mondo fisico, il panorama che si apre svela infinite relazioni e “modi di fare”. La natura umana in questo contesto ha un ruolo cardine. Attraverso il mio lavoro tento di approfondire questo rapporto, fatto di relazioni, accostamenti, somiglianze. La diversità è puro artificio.
Per questa occasione, concentrandomi sui temi: Spostamento - bene in comune - terreno di affettività nasce “Poichè si vede come canto” .
Il titolo che ho scelto descrive due elementi fondamentali dell’opera: Il rendere visibile e la sovrapposizioni di voci  (il canto). Recatami presso le abitazioni nei dintorni di Edolo, ho chiesto alle persone di poter entrare nelle loro case e estrapolare con la tecnica del frottage il profilo del loro tavolo da pranzo.
Una volta raccolte queste tracce viene unificata la forma creando un unico tavolo.
Il vedere si realizza nel momento in cui la raccolta dei “tratti” dei tavoli distinti viene portata fuori dalle case, visibile a tutti, mentre il canto è l’unione di queste diversità sovrapposte. Ho sperimentato in precedenza che trasferita la forma di qualunque superficie (in questo caso, di un tavolo) risulta molto difficile ricostruire la forma esatta, ma anzi, diventa molto interessante sperimentare altre forme partendo dall’osservazione di ciò che si è ottenuto, da questo gesto diventato tratto. Diventa allora molto semplice lasciarsi trascinare dalle differenze e grazie al frottage ricavare un bordo nuovo, che sappia racconta di tutti. Ogni foglio porta su di se i segni  ottenuti con il frottage. Questa linea è stata trasferita, trasformatosi in solco, su delle tavole di legno di larice. La forma interna del tavolo mantiene lo scacco dei fogli, messi l’uno vicino all’altro, mentre esternamente è stato livellato per riportarlo ad una forma rettangolare. Questo lavoro si inserisce in un una serie di opere realizzate in Valle Camonica tra cui “Fermofiume”.
Come Fermofiume anche in questo caso il tavolo è privato delle sedie. Resta per me importante che la collettività se ne appropri aggiungendo ciò che manca. Un “tavolo disinnescato” è un invito a partecipare trasformandolo. Il non finito in questo caso sottintende una domanda, che attende una risposta. 

giugno 2016






Tratto dal progetto













ph: Riccardo Arzaroli